PD: M5S, Renzi Vs. Zinga

PD: M5S, Renzi Vs. Zinga

L’improvvisa crisi di governo con la fine dell’alleanza gialloverde suscita ad agosto 2019 ampi rivolgimenti all’interno del PD dove il segretario Nicola Zingaretti, da poco in carica, deve far fronte a ripetuti contrasti con il predecessore Matteo Renzi in tema di rapporti con il M5S, possibile partner del PD in una nuova alleanza di governo.

Renzi, uscito sconfitto dal voto del 4 marzo 2018 (il PD registra il peggior risultato della sua storia con meno del 19% dei voti) è costretto a lasciare per la seconda volta la guida del partito. Gli subentra ad interim Maurizio Martina e a marzo 2019 seguono le Primarie, vinte con ampio margine (66%) da Zingaretti.

Ma i gruppi parlamentari del PD sono formati da eletti scelti da Renzi (capogruppo al Senato Marcucci e alla Camera Del Rio) per cui se il nuovo segretario controlla gli organi di partito, Renzi però è il referente naturale dei parlamentari PD.

La contrapposizione è resa ancora più evidente dal proposito attribuito da molti a Renzi – e da questi solo blandamente smentito – di formare un nuovo partito più centrista rispetto al PD. Per lanciare la nuova formazione Renzi ha però bisogno di tempo: la primavera 2020, si calcola.

La crisi del governo Conte, provocata poco prima di Ferragosto da Matteo Salvini, leader della Lega, cogli di contropiede tutti. Renzi, che fino al giorno prima respingeva con sdegno ogni ipotesi di collaborazione con i 5S, accusati di “cialtronaggine”, all’improvviso il 17 agosto lancia la proposta di un “governo istituzionale” PD-M5S a tempo e con obiettivi circoscritti.

Zingaretti mantiene un atteggiamento prudente, al limite della reticenza, ma lavora sottotraccia ad una proposta che il 21 agosto viene approvata all’unanimità dalla direzione del partito e che prevede invece un governo di lunga durata (“governo politico”) che comprenda non solo PD e M5S ma anche altri (LeU, le Autonomie e +Europa).

Che, insomma, possa reggere in Parlamento anche nel caso i renziani – ormai maturati i tempi di una scissione – si defilino e convergano su Salvini che – forte di sondaggi a lui favorevoli – da quando è iniziata la crisi chiede a gran voce (assieme a Fratelli d’Italia) nuove elezioni.

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