La fine dei gialloverdi

La fine dei gialloverdi

Il governo presieduto da Giuseppe Conte e vicepresieduto da Luigi Di Maio e Matteo Salvini – il primo governo dichiaratamente populista nella storia della Repubblica – dichiara forfait il 20 agosto 2019 quando Conte al termine di un appassionato dibattito in Senato durante il quale ha umiliato il leader leghista e gli ha addossato la responsabilità della crisi, va a dimettersi al Quirinale.

Il pomeriggio di quel giorno in Senato rimarrà negli annali per la violenza verbale con la quale Conte strapazza Salvini: lo qualifica di “irresponsabile” e “opportunista politico”. Gli rimprovera  “scarsa sensibilità istituzionale e una grave carenza di cultura costituzionale” e si dice “preoccupato” da chi “invoca piazze e pieni poteri” (come fatto da Salvini in occasione di comizi nei giorni precedenti).

I senatori 5S solidarizzano appieno con il Presidente del Consiglio certificando che la rottura è insanabile, anche se Salvini nella sua replica ancora tende ramoscelli di ulivo: propone di andare avanti insieme almeno fino alla riduzione del numero dei parlamentari e alla definizione della finanziaria. Ma Conte, nella replica finale, taglia corto: “La crisi ha la firma di Salvini, se non ha il coraggio politico me lo assumo io”.

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