Alle volte funziona

Alle volte funziona

Mesi fa per lui l’ Italia si era messa in fila nelle piazze per il test di compatibilità di trapianto osseo. Adesso Alex, il bimbo affetto da una malattia genetica per la quale in Inghilterra non si trovava rimedio e che allora era stato preso in cura a Roma, è guarito e potrà tornare nel Regno Unito dove abita con i genitori, entrambi italiani. Lo ha reso noto il 19 aprile 2019, venerdi santo, il professor Franco Locatelli, oncoematologo dell’ ospedale romano Bambin Gesù dove il piccolo era stato trasferito a dicembre 2018.

“Sì, possiamo dire che Alex sia completamente guarito. Abbiamo tolto anche il catetere venoso centrale servito per i prelievi e infusioni di midollo nel periodo del trattamento intensivo” ha detto Locatelli”. “Sta molto bene, anche la frequenza dei controlli è sempre più prolungata e siamo straordinariamente soddisfatti di come sono andate le cose. Il bambino è pronto a riprendere la vita che tutti i bambini della sua età dovrebbero avere. E questa notizia ci impreziosisce la Pasqua”.

Il piccolo Alessandro Maria Montresor era affetto da una malattia genetica ed era stato sottoposto a un trapianto di cellule staminali emopoietiche al Bambino Gesù. Un percorso trapiantologico che si era “concluso positivamente”, come aveva fatto sapere all’indomani del delicato intervento proprio l’ospedale romano.

Al piccolo erano state infuse le cellule del padre, che poi, a distanza di un mese dal trapianto, avevano perfettamente attecchito. Alex era affetto da linfoistiocitosi emofagocitica (HLH),ed era stato trasferito a fine novembre al Bambino Gesù di Roma dall’ospedale Great Ormond Street di Londra. Era poi stato sottoposto il 20 dicembre scorso al trapianto di cellule staminali emopoietiche dal padre.

“La malattia di cui era affetto Alex è diffusa in tutto il mondo, noi stiamo sviluppando il trapianto da genitore ottimizzando i risultati” spiega ora il professor Locatelli. “Sia per pazienti come Alex affetti da immunodeficienze primitive (nel suo caso la linfoistiocitosi emofagocitica) dove abbiamo raggiunto tassi di guarigione sopra il 90%, che nei leucemici dove siamo a più del 70%: si tratta di risultati che solo qualche anno fa non erano neppure pensabili”.

La storia di Alex aveva suscitato una gara di solidarietà partita dalla Rete, dove i genitori del bambino avevano lanciato un appello per trovare un donatore compatibile per il trapianto. In poche settimane centinaia di persone si sono sottoposte a un prelievo di sangue per testare la propria compatibilità, iscrivendosi nel registro italiano dei donatori di midollo osseo.

Il direttore del centro nazionale trapianti Alessandro Nanni Costa aveva parlato di un “effetto Alex” nelle donazioni: si erano contati infatti 23mila nuovi donatori in soli 2 mesi e mezzo, a partire da ottobre 2018, che si erano iscritti al registro italiano dei donatori di midollo osseo a seguito della vicenda del piccolo paziente, effettuando il test per reperire un’eventuale compatibilità per il trapianto.

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