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Neonazi a Chemnitz

Profughi: i neonazi tedeschi escono allo scoperto a Chemnitz

Il tema del crescente favore di cui gode l’estrema destra presso l’opinione pubblica acquista rilievo in Germania quando, alla fine di agosto 2018, in seguito all’assassinio di un tedesco di cui vengono accusati due immigrati stranieri si susseguono per vari giorni gravi incidenti di stampo xenofobo e manifestazioni apertamente neo-naziste a Chemnitz, città industriale della Sassonia nell’ Est del paese, con decine di feriti.

Nella notte fra il 25 e il 26 agosto, un sabato, in circostanze non subito chiarite tre uomini vengono feriti a coltellate in strada durante un festival musicale. Uno dei feriti, un falegname tedesco di 35 anni, morirà poco dopo in ospedale. Ore dopo vengono arrestati quali presunti responsabili due giovani richiedenti asilo, un siriano e un iracheno. L’ indomani, domenica, nel primo pomeriggio il partito di estrema destra Allianz fuer Deutschland (AfD) convoca per mezzo dei social media e per l’immediato una manifestazione di protesta cui partecipano, secondo la polizia, un centinaio di persone. Entrano in azione anche militanti del movimento anti-islamista “Pegida”.

Su Twitter già nella notte fra sabato e domenica il deputato di Afd Markus Frohnmaier aveva lanciato un messaggio incendiario incitando alla giustizia-fai-da-te: “Se lo stato non riesce più a difendedre i cittadini, la gente scende per strada e si difende da sola. Semplice.”

Una seconda manifestazione viene indetta da movimenti cittadini sempre di estrema destra e qui, come precisa il quotidiano “Bild”, solitamente bene informato su queste tematiche, entrano in azione “estremisti violenti che protestanto contro la criminalità straniera e scandiscono slogan quali ‘Noi siamo il popolo'” (famosa parola d’ordine delle grandi manifestazioni popolari nell’ allora Repubblica Democratica Tedesca che nell’estate del 1989 precedettero e prepararono la caduta del muro di Berlino). Secondo il, giornale “Freie Presse” i dimostranti, 6.000 secondo la polizia, hanno risposto all’ appello su Facebook di un’associazione calcistica ultrà invitante a “far vedere chi comanda in città”.

Prende forma nel pomeriggio del 26 agosto quella che viene descritta come una caccia all’uomo per il centro della città a spese di chi ha sembianze medio-orientali. Vi sono video che mostrano uomini inseguirne altri con fare minaccioso per le vie della città ma non si hanno notizie di feriti. Le autorità municipali fanno chiudere anticipatamente, alle 16:00, la festa cittadina che doveva concludersi per l’ora di cena. La polizia manifestamente colta alla sprovvista dai dimostranti (circa 800, precisa) e presente con forze insufficienti è incapace di mantenere l’ordine. Vengono fatti affluire rinforzi dalle città vicine, Dresda e Lipsia mentre si segnalano anche sporadici tafferugli e scontri fra estremisti di destra e un migliaio di manifestanti antifascisti, scesi in strada a loro volta . Un bilancio sommario indicherà due feriti. La polizia renderà noto di aver identificato dieci persone cui viene contestato di aver fatto il saluto nazista, vietato in Germania.

E’ il 27 agosto, lunedi, quando sul fare di mezzogiorno il portavoce del governo Steffen Seibert esprime “la più dura condanna” degli incidenti di Chemnitz. “Questi assembramenti, la caccia all’uomo a spese di chi ha sembianze diverse, o ha origini diverse, oppure il tentativo di spargere odio per le strade, non sono accettabili”.

Poco prima il ministro degli esteri, il socialdemocratico Heiko Maas, aveva lanciato un appello a favfore della democrazia nel mondo. “L’estremismo di destra rappresenta non solo una minaccia per gli esseri umani di provenienza diversa ma anche un pericolo per la coesione delle nostre società. Dobbiamo fare di tutto per difendere la dignità dell’uomo, la democrazia e la libertà non solo a Chemnitz ma in tutto il mondo”

Nel primo pomeriggio parla anche la cancelliera Angela Merkel per affermare che in uno stato di diritto non può esservi spazio per la caccia agli stranieri: “tutto questo – ha detto Merkel riferendosi alle manifestazioni di xenofobe – non ha nulla che fare con il nostro stato di diritto”

Ma in quello stesso giorno si svolgono nuove manifestazioni a Chemnitz, per iniziativa degli estremisti di destra come dei movimenti antifascisti. La polizia interviene per tenere separati i due raggrupamenti ma in serata avvengono comunque scontri quando il raggruppamento di estrema destra “Pro Chemnitz” – cui si sono uniti elementi venuti da altre regioni – è sfilato per le vie centrali della città: oggetti sono volati dal corteo verso l’esterno e dall’esterno verso il corteo. Nei tafferugli sono rimaste ferite – secondo la polizia – venti persone, di cui due agenti.

Manifestazioni si svolgono in quel giorno anche a Dresda, capoluogo della Sassonia, come anche però, all’ovest del paese, a Colonia.

Stava intanto maturando un altro giallo: nella notte fra il 28 e il 29 agosto sui socialmedia viene pubblicata la fotocopia dell’ ordine di arresto spiccato nei confronti di uno dei due stranieri arrestati come presunti responsabili dell’assassinio del falegname di Chemnitz. Nel documento – che dovrebbe essere coperto dal segreto istruttorio – si rendono pubbliche le identità non solo degli accusati ma anche di testimoni così come anche gli indirizzi di casa. Per gli standard della giustizia tedesca si tratta di uno scandalo di prima grandezza.

Si sospettano complicità fra la polizia e gli ambienti dell’estrema destra ma il 30 agosto – mentre gli inquirenti brancolano nel buio – un impiegato del ministero regionale della giustizia a Dresda si fa avanti e si autodenuncia: sono stato io ad aver fotografato l’ordine di cattura 24 ore dopo l’ omicidio e ad aver diffuso l’immagine a colleghi di lavoro, amici del falegname assassinato e a esponenti del gruppo di estrema destra “Pro Chemnitz”. “L’ ho fatto – confessa Daniel Zabel, 39 anni, al quotidiano Bild – perché volevo che la verità, e solo la verità, venisse alla luce”. Ha aggiunto: “Sui media sono state fatte tante illazioni sul fatto di sangue e i suoi retroscena. Polizia e magistratura hanno dato solo scarne informazioni. Volevo sapere cosa è successo in realtà”.

Richiesto perché ha deciso di autodenunciarsi, Zabel risponde: “Non voglio che altra gente venga perseguita perché io ho pubblicato l’ordine di cattura”. L’uomo rischia fino a cinque anni di galera oltre al licenziamento.

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