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Farinetti, da Renzi agli avversari di Renzi

Lo aveva lasciato intravvedere con largo anticipo ma quando è arrivato, l’addio (politicamente parlando) di Oscar Farinetti a Matteo Renzi ha fatto scalpore, considerato che il patron di Eataly negli anni del renzismo rampante non aveva tralasciato occasione per dipingere con pennellate di rosa carico l’azione di governo dell’amico di Rignano sull’Arno. Adesso invece il patron di Eataly dice chge “tifa” per la maggioranza Lega/Cinque Stelle.

Il 5 giugno 2018, poche ore dopo che Giuseppe Conte aveva presentato in Parlamento il programma del governo da lui presieduto e sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega, due forze politiche strenue avversarie di Renzi, Farinetti non ha lasciato margini al dubbio parlando con brutale schiettezza: “Mi dispiace per Renzi, se ha perso vuol dire che ha sbagliato. Ora tifo questo Governo”, ha assicurato.

L’imprenditore piemontese a capo dell’ importante società operante nel commercio alimentare parlando durante un incontro pubblico a Milano ha affermato che dopo essere passato dal 40% al 18% (dei voti, ndr ), “il centrosinistra deve capire dove ha sbagliato” aggiungendo che nel Pd “c’è un problema di leadership”. “Ora tifo questo governo, perchè c’è” ha detto il pragmatico Farinetti.

Eppure all’inizio non era così: all’inizio Oscar pareva in assoluta sintonia con Matteo tanto è vero che il direttore del Foglio Claudio Cerasa, che con l’ex sindaco di Firenze vanta un sodalizio politico saldo come la roccia, poteva scrivere il 17 dicembre 2013 (Renzi essendo segretario del PD da poco più di una settimana): “Oscar Farinetti un imprenditore famoso, che negli ultimi anni è diventato uno degli azionisti di maggioranza del renzismo di lotta e di governo (…) ha salutato con soddisfazione l’ascesa dell’amico Matteo al vertice del partito, ha osservato con curiosità la prima settimana del sindaco-segretario e ha seguito con sguardo fiducioso il disegno tratteggiato da Renzi domenica a Milano (Renzi voleva Farinetti in direzione, Farinetti ha chiesto a Matteo di tenerlo fuori)”. Insomma allora Farinetti era “la tessera numero 1 del PD renziano”, attesta Cerasa.

La scelta di campo farinettiana però si fa meno netta col passare del tempo: i toni entusiastici si smorzano, i commenti sull’attività di governo si diradano fin quando i primi dubbi vengono allo scoperto all’indomani della sconfitta inappellabile del Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

Spiega Farinetti ad askanews il successivo 12 dicembre che Renzi “se non avesse fatto errori non avrebbe perso. Il mio amico Alessandro Baricco spiega sempre che la realtà è composta da due aspetti: i fatti e lo storytelling ossia i fatti e il modo di raccontarli. Probabilmente il modo di raccontare quei fatti in questo preciso momento, in questo scenario di disuguaglianze non è stato azzeccato, non è stato capito e, infatti, ha perso”.

La sconfitta come punizione per un comportamento sbagliato, dunque, e non come conseguenza di scelte politiche errate è la valutazione di Farinetti che può dunque ancora concludere lasciando a Renzi l’ultima parola: “A me spiacerebbe abbandonasse – afferma – perchè tra tutti i leader che conosco ritengo che lui sia il più bravo per cui mi piacerebbe se continuasse, però è una scelta sua”.

Ma alla batosta referendaria fanno seguito altre clamorose sconfitte: elezioni siciliane, elezioni generali del 4 marzo 2018 con il trionfo dei Pentastellati e il PD ridotto a meno del 18% . E’ troppo, anche per “la tessera numero 1 del PD renziano” che a quel punto comincia la manovra di sgancio/aggancio.

Il patron di Eataly nota che i pentastellati sono pronti a trattare per la creazione di una maggioranza e raccomanda a Renzi: “ascoltare sempre e comunque. Non comportarsi come fecero i Cinque stelle con Bersani”. “I due schieramenti sono troppo diversi” concede ma “i cinquestelle hanno compiuto una svolta epocale: dichiarano disponibilità al compromesso, a collaborare, a rinunciare a parte del proprio programma annunciato, a sentire le ragioni altrui”.

Ma Renzi sceglie l’ opposizione irriducibile, contrariando non solo Farinetti ma anche parte del PD, lacerato al prorpio interno. Così il 3 maggio 2018 il patron di Eataly sbotta e fa sentire la sua voce per appoggiare la candidatura alla guida del PD di Maurizio Martina in contrapposizione a Renzi: “Renzi parla troppo. Il Pd scelga Martina all’ unanimità” intima aggiungendo: «non è più tempo di un capo unico. La politica è dialogo, anche col M5S».

Due giorni dopo il colpo dell’asino: Renzi ha perso “ora tifo questo governo” gialloverde, dice l’ imprenditore che molti definiscono “di successo”. Un successo che però non convince tutti e che stando a quanto scritto dal Fatto Quotidiano dipende anche da scelte della politica.

E siccome in politica non bisogna mai dire mai, Farinetti non manca di sottolineare come, politica a parte, egli tenga all’amicizia di Renzi: “Se voglio ancora bene a Renzi? Certo, io sono uno fedele per natura, tifo sempre la Juve, sono sposato da 40 anni con mia moglie, e voglio bene agli amici per sempre”.

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