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Politiche 2018: le accuse della sinistra anti-Renzi

Metabolizzate le elezioni siciliane, nella seconda metà del mese di novembre 2017 all’orizzonte politico si affacciano le elezioni generali da svolgersi entro la primavera 2018, in una data da precisare. Per il tipo di legge elettorale appena varata è chiaro che le forze politiche devono coalizzarsi se vogliono vincere. Il PD guidato da Matteo Renzi, reduce da una serie di dolorose scissioni nei mesi precedenti, si pone allora il problema di ricucire alleanze a sinistra. Ma incontra forti resistenze essendo nutrito il catalogo delle recriminazioni che investono il segretario dem. Ecco le principali.

A Matteo Renzi dalla sinistra del PD si rimprovera in particolare di aver:
– Perseguito politiche di destra governando però con i voti di centrosinistra
– Sperperato decine di miliardi – finanziati in deficit – elargendo bonus, considerati dai più mance elettorali, anziché destinare le scarse risorse agli investimenti e alla riduzione del cuneo fiscale
– Menato vanto del Jobs Act, una normativa che ha solo reso ancora più precario il lavoro mentre quel poco di crescita degli impieghi che vi è stata è avvenuta in conseguenza della ripresa economica in atto in tutta Europa (ma in Italia meno che altrove, peraltro)
– Pervicacemente negato il fallimento della riforma della scuola
– Abolito la tassa sulla casa ai ricchi premiando poi i loro figli con il bonus cultura
– Imposto al PD un referendum assurdo e averlo condotto ad una serie ininterrotta di sconfitte dal 2014 in poi
– Imposto a colpi di fiducia una legge elettorale su misura a favore del centrodestra.
– Spodestato un sindaco di Roma (Ignazio Marino) uscito vincitore dalle primarie del partito e democraticamente eletto dai romani consegnando poi la città ai Pentastellati

L’ importanza della posta in gioco viene sottolineata il 20 novembre 2017 da Repubblica che cita un’analisi dell’istituto demoscopico You Trend:
Dove la forbice tra il centrosinistra e la destra è ampia, non c’è partita e amen. In Veneto ad esempio, i sondaggi fotografano una destra che ha il doppio dei consensi del Pd, con o senza alleati. Ma quanti collegi rischia di perdere alle prossime elezioni una sinistra che si presenta divisa nei collegi del Rosatellum? I partiti, anche se non vogliono scoprire le carte – soprattutto nel giorno della separazione ufficiale tra demoprogressisti e Pd – hanno a disposizione alcune proiezioni fatte sui 232 collegi uninominali, quelli cioè in cui viene eletto il candidato che prende anche solo un voto in più dell’avversario. Un numero certo, ovviamente, non può esserci. Ma sono almeno 40 i collegi che rischiano di passare dal centrosinistra agli altri due poli, cioè centrodestra e M5S.

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