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Il mesto addio di Napolitano ai suoi sogni riformisti

Stanco e amareggiato Giorgio Napolitano prende atto il 25 ottobre 2017 del fallimento dei nove anni della sua presidenza: neppure prolungando al di là di dei limiti tradizionalmente osservati l’esercizio del suo potere di Capo di Stato gli è riuscito di portare a compimento anche una sola delle grandi riforme che aveva in programma.

La presa d’atto avviene al Senato in occasione dell’ennesimo voto di fiducia con il quale l’anomala coalizione PD, Forza Italia e Lega sostenuti dai centristi e segnatamente dalla pattuglia di Denis Verdini, si appresta a varare il controverso “Rosatellum bis”, la nuova legge elettorale che molti considerano architettata per impedire al Movimento Cinque Stelle di vincere le elezioni politiche previste per la primavera 2018.

Alla vigilia del si definitivo previsto per l’indomani l’anziano (93 anni) ex Capo di Stato – che il presidente del Senato Piero Grasso autorizza a parlare da seduto per evitare che si stanchi troppo – è costretto a mettere in dubbio l’integrità del quadro istituzionale in cui si svolge la vita del paese. Rileva infatti Napolitano nel suo discorso che il governo è stato costretto a sottostare a pressioni extraparlamentari; l’ex capo dello Stato non dice a chiare lettere da chi siano venute tali pressioni ma il pensiero di tutti corre al segretario del PD Matteo Renzi: “Il presidente Gentiloni, sottoposto a forti pressioni, ha dovuto aderire a quella richiesta, e me ne rammarico…” dice l’ex Capo dello Stato, ora senatore a vita come tutti gli ex Presidenti.

“Quali forzature – si chiede Napolitano – può produrre il ricorso a una fiducia che sancisca la totale inemendabilità di una proposta di legge estremamente delicata?”. E ancora: “Si può far valere l’indubbia esigenza di una capacità di decisione rapida da parte del Parlamento fino a comprimere drasticamente ruolo e diritti sia dell’istituzione sia dei singoli deputati e senatori?”

La cronaca politica degli ultimi mesi mostra chiaramente che la “compressione” dei diritti denunciata da Napolitano ha un solo responsabile, Matteo Renzi per volontà del quale il “Rosatellum Bis”, in odore di incostituzionalità per molti versi secondo diversi costituzionalisti, viene approvato a colpi di fiducia tanto al Senato quanto alla Camera. Triste costatazione per chi dall’alto del suo potere presidenziale dopo aver tagliato le gambe politicamente nel 2013 a Pier Luigi Bersani l’anno dopo estromise brutalmenbte dalla Presidenza del Consiglio Enrico Letta per far posto ad un sindaco di Firenze di cui ben poco si sapeva se non della sua smisurata ambizione.

Mesto addio quello di Napolitano, consapevole ormai di aver commesso il più imperdonabile dei peccati in cui potesse incorrere un notabile comunista: aver gestito male il potere. Il PD si astiene dal commentare il discorso dell’anziano senatore.

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