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Lega: Pontida 2017, Bossi messo in castigo. Lui se la prende.

L’edizione 2017 della kermesse di Pontida rimarrà nella storia della Lega come la prima in cui all’Umberto non viene consentito di parlare. Addirittura al fondatore della Lega il segretario in carica  Matteo Salvini impone di starsene buono nel retropalco, al riparo dai fischi è la scusa ufficiale. Il vecchio leader lumbard la prende male: “non mi aspetto niente da uno che tradisce il nord”, commenta. Ma dietro c’è anche una questione di soldi.

La decisione di Salvini è certamente stata accolta con dolore da molti leghisti e lo stesso presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni – per molti anni sodale di Bossi – si è detto dispiaciuto per l’esclusione del fondatore dalla scaletta degli interventi al raduno di Pontida del 17 settembre. “Questo mi spiace – ha detto Maroni – perché Pontida è Bossi. La decisione è stata presa dal segretario Salvini. Ma per me Bossi a Pontida ha sempre diritto di parola”.

Era però accaduto che il 24 luglio precedente Umberto Bossi era stato condannato in primo grado a 30 mesi di reclusione per truffa allo Stato in un processo che lo aveva visto alla sbarra assieme a Francesco Belsito, tesoriere della Lega all’epoca dei fatti, per una truffa da 56 milioni di euro. Il tribunale di Genova aveva inoltre disposto la confisca di 48 milioni di euro dai fondi della Lega Nord.

Secondo l’accusa nel periodo tra il 2008 e il 2010 sarebbero stati presentati rendiconti irregolari al Parlamento per ottenere indebitamente fondi pubblici. Denaro poi utilizzato in gran parte per le spese personali della famiglia del senatur. Belsito in quel processo era stato condannato a quattro anni e dieci mesi.

In conseguenza della sentenza, non appena settimane dopo questa diventa operativa, i fondi della Lega vengono bloccati per un importo di 48 milioni di euro di modo che il 14 settembre, quando mancano tre giorni al raduno di Pontida, Salvini si trova in grosse difficoltà economiche e lancia ai suoi un allarme: “Oggi, per la prima volta nella storia della Repubblica, i giudici stanno bloccando l’attività di un partito politico”.

La sentenza del 24 luglio era stata preceduta, il 10 di quello stesso mese, da un’altra condanna (sempre in primo grado) per Belsito e Umberto Bossi, giudicati colpevoli assieme e al secondogenito del senatur, Renzo Bossi, di appropriazione indebita, accusa in alcuni capi d’imputazione cambiata in tentata e per altri episodi prescritta. A Bossi senior sono stati inflitti due anni e tre mesi di reclusione, al figlio un anno e sei mesi e a Belsito due anni e sei mesi.

Il quotidiano Libero, notoriamente vicino ad ambienti leghgisti, offre il 17 settembre una ricostruzione assai particolareggiata delle due vicende:

“Probabilmente Matteo Salvini avrebbe potuto tenere lontano da sé quella scure del sequestro preventivo e cautelativo fino a 48 milioni e 900 mila euro di fondi della Lega che ora gli si è rovesciato addosso per decisione del tribunale di Genova. Gli sarebbe bastato proprio nel processo di Genova che si aprì nel settembre dello scorso anno accettare l’ offerta di costituzione di parte civile per la Lega Nord che poteva essere persona giuridica offesa dal comportamento dell’ ex tesoriere del partito, Francesco Belsito, e dall’ allora segretario federale Umberto Bossi. Mentre a Milano si stava indagando e processando più o meno le stesse persone per appropriazione indebita, a Genova il processo aveva ad oggetto anche una ipotetica truffa contro lo Stato per avere falsificato i bilanci della Lega Nord fra il 2008 e il 2010 incassando indebitamente 56 milioni di euro di tranche dei rimborsi elettorali che Camera e Senato non avrebbero dovuto erogare”.

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